5a Domenica del Tempo Ordinario

Is 6,1-2.3-8; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11

«Per grazia di Dio sono quello che sono»
Piccolezza della miseria umana e grandezza della misericordia di Dio: questo è il tema conduttore della Parola di Dio che ci viene rivolta oggi. Dio si sceglie sempre gli strumenti che possono sembrare più deboli e inadatti per manifestare la sua grandezza e il suo infinito amore.
Essere "uomo dalle labbra impure" come Isaia, o "l'infimo degli apostoli" come Paolo, o "un peccatore" come Pietro poco importa al Signore, perché Egli "completerà per me l'opera sua" (Sal 137).
Anzi, è proprio l'esperienza dell'essere prima "pescati" dal Signore che rende poi pescatori
Pietro capirà cosa vuol dire pescare uomini solo dopo essere stato ripescato dalla paura e della sfiducia che lo faceva affondare nelle acque, dall'abisso profondo nel quale era finito col tradimento.
Esperienza comune - questa - ai grandi santi. Nessuno nella Chiesa è solo pescato o solo pescatore. S.Agostino lo sapeva molto bene, tanto che, parlando al popolo, un giorno ebbe a dire: «Per voi sono vescovo, ma con voi sono cristiano».
Siamo invitati quindi a scoprire tutti il grande e importante posto che Dio ci ha affidato nella Chiesa come suoi collaboratori nella miracolosa pesca del portare il Vangelo agli uomini. Una chiamata rivolta a tutti, nessuno escluso. Infatti, anche qui potremmo fare nostre le parole di S.Agostino che, di fronte al racconto di uomini e donne che si erano convertiti a Cristo diceva: «Si isti et istae, cur non ego?» - "Se hanno potuto loro perché non potrei farlo anch'io?" (Confessioni IX, c. 27).

Ci troviamo quindi di fronte ad una sorta di "manifesto" di vita per il cristiano.
La Parola di Dio ci ha presentato tre figure sicuramente non molto accattivanti (un profeta "impuro" e impaurito,  un "fondamentalista ebraico" un pescatore imbranato e un po' sfigato) che hanno sperimentato il proprio limite e proprio lì, hanno incontrato la salvezza... sono diventati dei grandi.
Mentre il mondo continua a dirci che se non fai qualcosa di sempre più grande non vali nulla, il Signore non si vergogna di dirci che proprio quando falliamo, è allora che valiamo. E questo, a me personalmente, fa molto bene, perché un sacco di volte sperimento il mio limite.

Oggi mi sento di ringraziare pubblicamente il Signore per il dono di conoscerlo, per il dono di avermi chiamato (alla vita, alla fede... e anche a fare il prete) non perché io sia più bravo di altri, ma proprio perché conosce i miei difetti, e li ama.
E dà il coraggio anche a me di guardare in faccia ai miei limiti... e di sentirmi amato... così!

Che ciascuno possa fare questa esperienza!

Commenti