Se non perdi ogni giorno, non sei cristiano

12^ Domenica del Tempo Ordinario (C)
Zc 12,10-11;13,1; Sal 62; Gal 3,26-29; Lc 9,18-24

Mi capita spesso - soprattutto negli ultimi tempi - di leggere articoli di cristiani che oserei definire “integralisti cattolici”. Ci sono siti internet, riviste online e forum di discussione in rete che grondano di proclami forti, di allarmismi da fine del mondo di fronte all’avanzare del male…
È vero: siamo in un momento storico di confusione ideologica, di avanzata preoccupante di ideologie pericolose a livello sociale e politico, anche in Italia; come rimane vero che il cristiano non può disinteressarsi della politica, perché è suo dovere cercare il bene di tutti, anche con un impegno concreto nel mondo sociale, pubblico e politico. Diverso però è trasformare l’amore per la Verità in una spada da sguainare con violenza verso chi non crede in quello che crediamo noi (magari anche contro altri cristiani, o vescovi, o… peggio ancora, il Papa stesso!, ritenuti eretici perché poco “integralisti” o incapaci di lanciare scomuniche a tutto il mondo circostante). Il vangelo di questa domenica, oltre a sbatterci in faccia per l’ennesima volta quella domanda insistente e martellante su chi sia Gesù per noi, ci ricorda - in modo altrettanto chiaro e inequivocabile - che il cristiano è chiamato a vincere il mondo nel modo di Cristo, ovvero la sconfitta, religiosa, umana, politica, sociale. La Croce che Gesù ci invita a prendere (e non una volta ogni tanto, quando facciamo penitenza o i fioretti di Quaresima, ma ogni giorno!), secondo le categorie umane è una sconfitta totale. Ma se la Verità è Gesù (e non un concetto, un’idea, una legge), allora non possiamo barattarla con nient’altro, fosse anche in nome della Verità stessa: ricordiamo come - nell’orto degli Ulivi - Gesù fece riporre la spada nel fodero a Pietro, che pensava di doverlo difendere tagliando orecchie a destra e sinistra… Gesù non è il Superman dei film americani, dei cartoni animati che facciamo vedere per ore ai nostri bambini, il supereroe che sconfigge il male uccidendolo con un’arma ancora più violenta di quella posseduta dal cattivo di turno. Gesù ha vinto il mondo perdendo se stesso, “sprecando” tutta la sua vita, non annientando o ridicolizzando i nemici, ma trasformandoli, cambiandoli, rendendoli buoni. Combattere per la verità in modo violento (fosse anche solo dal punto di vista verbale) è fare una vera e propria Jihād, una guerra santa in nome di Dio, né più né meno che quello che ci fa orrore quando pariamo dell’Isis…  Se siamo cristiani, ovvero, se vogliamo andare dietro a Gesù, non possiamo cercare a tutti i costi di “salvare la pelle”, ma - anzi - dobbiamo mettere in conto che l’unico modo di vincere con Cristo e come Cristo, è perdere ogni giorno tutto, anche la nostra vita, per Lui.

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